martedì 27 agosto 2019
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Nell’orto con Erica Boschiero e Sergio Marchesini.


Erica Boschiero e Sergio Marchesini tra poco saranno con noi, qui nell’orto, per parlare di un disco dove la componente naturale è importante. Una serie di canzoni ambientate sulle Dolomiti, tra miti e leggende, storie belle e storie meno belle, ma legate al mondo della natura. Si tratta di E tornerem a baita, dato alle stampe con la prestigiosa Squi[libri], da noi molto apprezzata per le tematiche e il modo di trattarle. Come in questo caso, con un libretto curato fin nei minimi dettagli, impreziosito dagli acquerelli di un disegnatore che seguiamo da un bel po’, quel Paolo Cossi del quale ricordiamo, tra l’altro, Il mio Vajont. Qui accompagna le undici splendide canzoni del disco, con disegni colorati in linea con la musica e le parole. Anche perché sono nati durante i concerti, che sono spettacoli suggestivi: Erica Boschiero, voce/chitarra, Enrico Marchesini, fisarmonica, Paolo Cossi, acquerelli.



Ma di cosa trattano le canzoni? Cosa ci ha affascinato in questo disco, tanto da chiamare questi artisti a parlarne con noi? Le canzoni, quasi tutte scritte da Erica, a parte due classici di Bepi De Marzi e Stelutis Alpinis di Arturo Zardini, rinnovano miti alpini dalle Anguane alle Ondine, dalle Fade all’uomo nero. E poi folletti, uomini dai poteri incredibili e uomini di ritorno dalla guerra. È questo, probabilmente il significato del titolo, che ci faremo ben spiegare dagli autori. Le montagne narrate sono state anche teatro di guerre, oppure gli uomini che le abitavano sono stati costretti ad abbandonarle, perché spediti lontano a combattere. Ma con la mente ritornavano sempre ai loro boschi, piante, fiori. Ritornavano alla loro baita, i più fortunati. Ambiente, rispetto per la natura e chi la abita, uomo o bestia che sia: canti suggestivi per dire questo. Ecco spiegato il perché di questa intervista qui stasera.

Come funziona l’intervista in diretta?


Tutte le domande e tutte le risposte di questa intervista sono nei commenti. Durante l’intervista puoi aggiornare la pagina per veder comparire i nuovi commenti. Se arrivi qui a intervista finita… la trovi comunque nei commenti, scendendo verso il fondo della pagina.

ps. segui Erica Boschiero sul sito ufficiale e ascolta il disco su spotify o youtube.

Aggiornamento dell'ultimo minuto.


Purtroppo per problemi tecnici Erica e Sergio non sono riusciti a commentare qua sotto, ma ci hanno gentilmente girato via mail le loro risposte all'intervista. Quindi le abbiamo copiate qua sotto. Per tutti quelli che non hanno problemi tecnici, i commenti sono aperti. Andiamo con l'intervista.


Come è nato E tornerem a baita?
E’ nato come naturale conseguenza dell’omonimo spettacolo musicale che stavamo già portando in scena da un paio d’anni. Si tratta di un concert de dessin, un concerto disegnato, in cui le nostre canzoni sono illustrate in diretta dal fumettista Paolo Cossi. Volevamo raccontare le nostre montagne, la loro magia, la loro storia, la loro attualità...


Perché questo titolo? …perché tornerem?
Per diversi motivi. Qualcuno di voi avrà notato che è una citazione tratta dal Sergente nella Neve di Mario Rigoni Stern, di quando descriveva la ritirata degli alpini italiani dalla Russia. Tornare a baita è un tornare a casa, ma non la casa di città. La baita è quella costruzione di legno e pietra che in genere sta tra le montagne, nel bosco, lontano dalla confusione della civiltà. È il luogo dove ci si rifugia se arriva un temporale, dove da millenni le persone si radunano accanto al fuoco per raccontarsi delle storie. Per noi tornare a baita significa tornare alla natura che ci ha generati, al rapporto con gli alberi e con gli animali, al ritrovarsi insieme per raccontarsi i miti e le leggende che i nostri avi tramandavano oralmente e che abbiamo raccolto in questo album. È un po’ come tornare in una parte di noi che il caos della quotidianità cittadina ci fa dimenticare di avere. Tornare a fare comunità, a stare insieme, a guardarci dentro e intorno.

Come è stata la genesi del cd, dall’idea iniziale alla sua realizzazione finale?
A ogni replica dello spettacolo il pubblico ci chiedeva dove poter riascoltare le canzoni che aveva sentito, come portare con sé gli acquerelli che Paolo aveva realizzato sotto i loro occhi. Così abbiamo realizzato dapprima un lavoro artigianale in presa diretta e tiratura limitata, che è andato a ruba nel giro di un paio di giorni, e poi abbiamo deciso di registrare un album che fosse distribuito su tutte le piattaforme, ma cercavamo un’etichetta capace di rendere giustizia anche ai meravigliosi acquerelli di Paolo. E così è arrivata Squi[libri].

Qualche episodio che è rimasto nella memoria durante la lavorazione del disco?
La registrazione della prima tiratura limitata è stata fatta in casa di Paolo, che è una specie di baita sopra a una collina, in mezzo al bosco in Friuli. Registravamo con i daini che passeggiavano a pochi metri da noi, e Paolo cucinava il frico sulla stufa a legna... era tutto molto bucolico :-D

Se questo cd fosse un concept-album su cosa sarebbe? …tolgo il fosse?
Sì, credo tu possa togliere il fosse. Di fatto è un concept-album sulle Dolomiti, le montagne in cui io sono nata, in cui Paolo vive e che Sergio conosce molto bene. Le amiamo, e crediamo che abbiano molto da dirci sulle nostre radici, sul senso del nostro essere, su temi attualissimi come la questione ambientale e quella dei confini (le Dolomiti sono state teatro di alcune tra le più sanguinose battaglie della prima guerra mondiale, di cui proprio lo scorso anno, data di uscita del disco, abbiamo ricordato il centenario).

C’è qualche pezzo che preferite? Qualche pezzo del quale andate più fieri dell’intero album? … che vi piace di più fare live?
Difficile a dirsi... ognuno di noi ha le sue preferenze... Forse Fada, capita che si vada in una specie di trance suonandola insieme... è una leggenda struggente... e poi c’è l’Omo nero, è una canzone che ci diverte sempre molto. Sono brani in dialetto bellunese, il testo in questo caso è di Gianluigi Secco, soltanto la musica è mia (Erica), che hanno una sonorità antica, che rotolano quasi autonomamente dentro alla musica e ti risucchiano in dimensioni lontanissime...



Ci ha emozionato molto anche fare Signore delle Cime, sapevamo che non sarebbe stata un’operazione semplice, temevamo di mancare di rispetto a un brano così prezioso e conosciuto. Poi abbiamo ricevuto una mail di Bepi de Marzi in cui ci ringraziava per come l’avevamo realizzata, e abbiamo tirato un sospiro di sollievo :-)

E tornerem a baita è una pregiata produzione squi[libri]. Come mai con loro? Come vi siete incontrati e come avete lavorato insieme?
Ho conosciuto Mimmo dopo aver partecipato come ospite al disco Canti ballate e ipocondrie d’ammore di Canio Loguercio e Alessandro d’Alessandro, pubblicato da Squi[libri] e vincitore della Targa Tenco. Ero rimasta colpita dalla qualità delle loro pubblicazioni, e a quanto pare anche Mimmo aveva trovato interessante il mio lavoro, perciò quando gli ho proposto di pubblicare questo progetto non ha esitato un istante. Ci troviamo benissimo con loro, è un’etichetta piccola ma estremamente appassionata, professionale e speciale anche dal punto di vista umano. È stata una fortuna incontrarli.

Copertina molto bella, in linea con il disco, e con il libretto interno. Tutta opera del disegnatore Paolo Cossi. Come è nata questa collaborazione e come si è sviluppato il lavoro insieme?
Sembrerò monotona ma l’incontro con Paolo Cossi è avvenuto in un rifugio di montagna, una decina d’anni fa. Entrambi da soli, da due sentieri diversi, cercavamo un posto dove trovare un po’ di quiete. Ci siamo ritrovati lì e nel giro di poco è nata una bellissima amicizia. E siccome per chi fa una professione come la nostra è sempre difficile trovare il tempo per frequentare gli amici, abbiamo deciso di creare uno spettacolo insieme, Ballate di china. Era il 2011. Dopo cinque anni abbiamo sentito l’esigenza di creare qualcosa di nuovo e così siamo tornati alle montagne che ci hanno fatto incontrare, e abbiamo coinvolto Sergio. Et voilà, eccoci qua!

Come presentate dal vivo questo album?
In trio, Erica (chitarra e voce), Sergio (fisarmonica) ed Enrico (violoncello), e con Paolo che accanto a noi dipinge le storie che raccontiamo in diretta. Una telecamera riprende il foglio e le immagini vengono proiettate alle nostre spalle come al cinema. È un’immersione nel mondo che raccontiamo che coinvolge più sensi, e questo ha sempre un impatto molto forte sul pubblico.

Altro da dichiarare? Sul disco, sull’orto … il vostro rapporto con l’orto? Il rapporto dell’orto con questo disco? Con la natura in generale?
Paolo ha uno dei più begli orti che io abbia mai visto! Lui e sua moglie, Sara, hanno creato un vero e proprio paradiso nel loro giardino, con alberi da frutto, ortaggi, il pollaio (solo per le uova, perché sono vegetariani) e tanti fiori ed erbe aromatiche. Sergio vive a Padova ma ha un bel giardino, un gatto, Maurizio, e alcune paperelle che vengono a mangiare le briciole di pane risalendo dal canale vicino. Io purtroppo in questo momento vivo in appartamento a Treviso, ho solo un terrazzo e a volte le mie piante non sopravvivono alle trasferte... ma ho adottato un’asina che sta in una collina poco lontano, e sogno di poter coltivare un orto anch’io, un giorno. Per tutti e tre la natura è madre, ci viviamo e ci torniamo ogni volta che ci è possibile. Troviamo che la vita non abbia senso, sapore, direzione, bellezza, lontano da lei...

29 commenti:

  1. Ce peccato non averli potuti ospitare in diretta! Rimarrà il mistero del frico: cos'è, che gusto ha?

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  2. Io comunque ho la mia preferita...

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  3. Ringrazio Erica per avere pazientemente risposto in differita, questa mattina ... Elle e io abbiamo sistemato il tutto, con link e colori per poter essere online oggi, data decisa per l'intervista in diretta.

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  4. Come ho scritto a Erica per mail, mi sono piaciute molto le sue risposte, a conferma che abbiamo scelto bene il disco da ascoltare e far ascoltare nell'orto.

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    1. Scelta ottima, e me lo confermano anche gli acquerelli, così fiabeschi, birichini e immersi nella natura di montagna.
      Devo dire la mia preferita o si capisce?

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    2. Sì,la preferite le possiamo dire ... piano piano.

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    3. Già che hai citato i disegni, sottolineo ancora il talento di Paolo Cossi, che già conoscevo e che mi piace averlo incontrato in questo progetto e conoscere le sue passioni per orto, cucina vegetariana, e montagna, che me lo avvicinano a noi ancora di più.

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  5. I nomi che cita, da Bepi de Marzi a Canio Loguercio e Alessandro D'Alessandro, usciti con Squi[libri], li conosco ... questi ultimi gli ho intervistati nel mio altro blog proprio per Canti, ballate e ipocondrie d’ammore.

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  6. Ma è giusto parlare di questo disco, E tornerem a baita ...

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  7. Ecco cosa dice wikipedia del frico: "Il frico (la cui originale denominazione in lingua friulana è fricò[1]) è un piatto a base di formaggio di varie stagionature, patate e cipolla, considerato la preparazione culinaria più tipica del Friuli, più precisamente della Carnia e della cucina friulana. A piacere si può aggiungere del guanciale avanzato. È riconosciuto tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali Friulani e Giuliani."

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    1. Sì, mi ha molto incuriosita anche a me ... credo che potrebbe piacermi molto. Magari ne proviamo una versione vegan, senza formaggio ;)

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    1. Sì!
      Be', a me piace L'omo nero perciò l'ho aggiunta al post, visto che viene nominata anche fra le preferite di Erica e Sergio. Ed è solo una, perché anche Joska la rossa e Gane agane longane mi piacciono. E Fada e... ora le dico tutte ;o)
      Sì, mi piacciono tutte!

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    2. Notturna piace molto anche a me, credo che dal vivo sia ancora più magica ... cantato, parole, musica (la fisarmonica e gli archi), tutto è unito in modo impeccabile.

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    3. E anche Joska la rosa di Bepi de Marzi, dal testo pacifista, altra nota che rende a me vicino il disco ... ancora voce al massimo, la fisarmonica impagabile ... tra le reinterpretazioni è la mia preferita.

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    4. E poi Stelutis Alpinis, perfetta world music, che potremo e dovremo esportare in tutto il mondo ... non per vendere cose, ma per fare cultura vera, ancora una volta pacifista, profonda e radicale ...grande voce/chitarra.

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  9. In ordine direi Gane Angane, Longane, chitarra/voce stuoendo, che conoscendo il dialetto veneto lo capisco meglio di Elle, ma c'è la traduzione e tutti possono apprezzare questa storia, con le leggendarie Anguane, che poremmo definire delle sirene di montagna.

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    1. ... stuonedo sta per stupendo :)

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    2. Hai sbagliato perché nel frattempo stavi cantando?

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    3. ... in diretta succedono queste cose. Sì, la cantavo ;)

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    4. Infatti mi pareva di vedere la tua coda in fibrillazione ihih.

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  10. Il disco poi si chiude con Un seme, testo semplice che avvicina la Boschiero, ancora una volta, ai nostri più grandi cantautori. Testo semplice, che racchiude tutto quello che c'è da sapere sulla natura, sull'orto, a partire da un seme ... e noi lo capiamo bene.

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  11. Sicuramente anche i testi fanno la loro parte nel nostro modesto parere. Anche perché posso cantarli anche io, boca mi, boca ti, boca al can an an ahahaha.

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  12. Ora Elle ha fatto ripartire L'uomo nero, e devo dire che che ha un ritmo, una magia da musica tzigana che la rende ancora più preziosa... simbolo di multiculturalismo. La cultura locale per essere viva, si contamina .... scusate il pippone, ma credo ci possa stare.

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    1. ... boca mi, boca ti, boca al can an an ahahaha!

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  13. Gran disco, che avremmo voluto commentare in diretta con i protagonisti, e che in un certo senso abbiamo fatto, avendo la musica qui con noi, e le fresche parole di Erica qua sopra ...

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    1. Stiamo facendo mezzanotte con l'omo nero, controcorrente.

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  14. Ringrazio ancora Erica, e Sergio e Paolo, Enrico, che abbiamo idealmente ospitato nell'Orto.

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  15. Grazie anche da parte mia, buona musica, buona montagna, buona coltivazione di passoni a tutti!

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