martedì 13 agosto 2019
ultimo aggiornamento:

Nell’orto con Alessio Lega.



Alessio Lega questa sera nell’orto a presentare un disco particolarissimo quanto importante e bello, Targa Tenco 2019 nella sezione Interpreti: Nella corte dell’Arbat – Le canzoni di Bulat Okudžava. Molto semplicemente si tratta di una traduzione, poetica, delle canzoni scritte durante una vita dal grande cantautore russo. Se pensiamo agli anni che ha vissuto, quelli del secolo breve, possiamo in parte già capire di cosa trattano. Uno sguardo ironico sul mondo, diviso tra est e ovest, partendo dal quartiere moscovita dell’Arbat. Quell’ironia forte che ci viene restituita dall’interpretazione di Alessio Lega tramite questo cd dato alle stampe con la sempre meritoria Squi[libri], grazie anche alla consulenza di Giulia De Florio, autrice della prima monografia in italiano su Bulat Okudžava, uscita in contemporanea con il disco presso la stessa casa editrice.


Ottimo lavoro di Alessio Lega, che ha tradotto dal francese i testi delle canzoni di Okudžava, ma altrettanto ottimo dal punto di vista musicale, con un bel gruppo di musicanti attorno quali Guido Baldoni, Rocco Rossignoli, Rocco Marchi (anche produttore artistico), Roberto Passuti (fonico). Un’operazione affascinante che ricorda, a tratti, quella di “traduzione” dei grandi di altre parti del mondo fatta da De André, per citare l’esempio più eclatante. Unica differenza: Alessio Lega ha voluto riportare a noi un cantautore moscovita di padre georgiano e madre armena, attivo nel periodo passato alla storia come quello della stagnazione sovietica. Un gran bel cd, ricco di foto, disegni, aneddoti, e di tutti i testi delle venti canzoni. Un libretto tutto da leggere, come da tradizione Squi[libri]. In coda un delizioso racconto di Bulat Okudžava, che ci ricorda in modo impeccabile cosa era l’est e cosa l’ovest.

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Tutte le domande e tutte le risposte di questa intervista sono nei commenti. Durante l’intervista puoi aggiornare la pagina per veder comparire i nuovi commenti. Se arrivi qui a intervista finita… la trovi comunque nei commenti, scendendo verso il fondo della pagina.
ps. segui Alessio Lega su facebook e ascolta il disco su spotify.

74 commenti:

  1. Che bello essere qui, stasera, a parlare di questo magnifico disco.

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    1. ...beh, una volta tanto posso indulgere nella mia scarsissima propensione alla modestia, e gongolare apertamente. Anche perché in effetti gli autori di questa operazione vanno molto al di là di chi vi scrive.

      Comunque grazie.

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    2. Grazie a te di essere qui.

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    3. ... e grazie a chi ha fatto con te questo disco.

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    4. ovvero prima di tutto Giulietta (Giulia De Florio) giovane e appassionatissima docente universitaria di letteratura russa… e poi i musicisti Rocco Rosignoli, Guido Baldoni, Rocco Marchi, e poi ancora coloro che hanno accompagnato il nostro percorso, i grandi slavisti Gianpiero Piretto e Claudia Zonghetti, e ovviamente il munifico editore SquiLibri

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  2. Alessio ha fatto le prove nel post precedente, quindi sappiamo che c'è :)

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  3. siamo qui, con la tastiera calda e i tasti ansiosi!

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  4. E allora, visto che siete pronti, e ci siamo tutti, con il disco in sottofondo andrei con le domande ...

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  5. Benvenuto Alessio. Sei tu che canti nel disco, è la tua voce?

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  6. Come è nato Nella corte dell’Arabat?

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    1. temo di doverla fare un po' lunga: è una passione prima che un progetto, che mi porto dietro da quasi trent'anni… più o meno dall'adolescenza, quando a casa di vicini di casa mi cadde l'occhio su questa copertina di un LP con un volto enigmatico e delle scritte che non potevo decifrare. Era un disco della figlia della padrona di casa, studentessa di russo a Parma (io vivevo a Lecce), la qual cosa ai miei occhi adolescenti la riempiva di fascino arcano… e ovviamente si trattava di un LP (rarissimo) di Okudzava. Ricordo ancora cosa mi disse sbrigativamente la proprietaria del disco: "inutile che lo ascolti, se non capisci le parole, è come ascoltare de André in russo!"
      Proprio queste parole accesero il mio interesse.

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    2. "De André in russo", suona bene, e come riassunto stringato può andare, mi pare.

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    3. De André in russo, come dire non mangiare quella torta buonissima.

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    4. ascoltai quel disco, e pur non capendo nulla fui stregato dalle melodie, e poi si capiva che chi cantava ci stava dicendo qualcosa di molto personale, che gli stava molto a cuore.
      Col tempo diventò una delle mie (numerose) ossessioni… raccoglievo le poche informazioni, i libri, le traduzioni in italiano o in francese, cominciai ad adattare le prime canzoni in modo da poterle cantare…

      Ma tutto questo aveva l'enorme limite della lingua… finché non incontrai Giulia nel 2012.

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    5. Bello, molto bello... visto che spesso si ascoltano dischi in inglese senza saperlo, ma non ci si pone tanta curiosità, come in questo caso.

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    6. è sempre stato un mio pallino questo: da piccolo mi chiedevo perché solo musica in inglese? così mi sono dedicato a coloro che fanno poesia in musica in francese, in spagnolo, in catalano, in portoghese… e poi anche in russo,in ceco, in polacco...

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  7. ... Nella corte dell’Arbat, mi scuso della A di troppo.

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  8. Perché questo titolo? … perché Bulat Okudžava? ... anche se hai già detto, in parte, da queste battute iniziali il perché di Bulat Okudžava ...

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    1. Ecco… in effetti avendo già un autore il cui nome Okudžava risulta impronunciabile, può sembrare un puro suicidio un titolo così misterioso… l'Arbat è un quartiere di Mosca, un quartiere di Boheme, di piccola delinquenza, sfondo di moltissime canzoni… così mi piaceva quell'ambiguità: "corte" nel senso regale, e "corte" nel senso di cortile… mi sembrava di mescolare favola e realtà

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    2. La corte dell'Arbat a me fa pensare a storie come Le mille e una notte.

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    3. Sì, favola e realtà, credo possa essere una buona definizione per il disco.

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    4. realismo… sì, un realismo terribile: attraverso la metafora del cortile si parla di un mondo straziato da una guerra esterna - la seconda guerra mondiale che Okudžava ha combattuta - e quella terribile guerra interna che Stalin aveva dichiarato al suo popolo, e che fra gli altri divorò la famiglia di Bulat: suo padre fu fucilato, sua madre deportata nel Gulag.

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    5. Pagine dure del Novecento, tristemente dure, che ci hanno fatto molto male.

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  9. Come è stata la genesi del cd, dall’idea iniziale alla sua realizzazione finale?

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    1. dall'incontro con Giulia - che divenne anche incontro sentimentale - nacquero moltissime traduzioni di canzoni, fino ad arrivare a una vera plausibile antologia… a questo punto scrissi un progetto, e cominciai a proporlo a qualche editore, premettendo: ho un progetto "impossibile". Finché SquiLibri non disse di sì, allora registrai in soli tre giorni (compreso il missaggio) il Cd, tutti assieme, senza sovraincisioni.

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    2. L'avevi talmente dentro questo disco, che lo sapevi a memoria ... poi con tutti questi eccellenti collaboratori, è stato semplice, naturale quasi.

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    3. Per quel poco che ne so non poteva che essere SquiLibri ad accettare questo progetto "impossibile" (virgolette d'obbligo, eh già).

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    4. Sì, non saprei qualche altro editore di musica poteva farlo ...

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  10. Qualche episodio che è rimasto nella memoria durante la lavorazione del disco?

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    1. onestamente sono state ore furibonde e incantate, trovammo un'intesa assoluta: sono canzoni semplici e delicatissime, ma se trovi il tono giusto ti perdonano tutto. Non sono canzoni scritte per piacere, sono canzoni "necessarie", vanno rispettate, ma se lo fai ti danno moltissimo. Mi scuso di questo tono un po' "apocalittico"... ma di rado mi sono tanto immedesimato in un mio lavoro.

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  11. la cosa emozionante fu che quando consegnammo il master all'editore, ci disse: "troppo bello per farne l'allegato a un libro (come gli avevo proposto), facciamo due progetti paralleli, il Cd e il libro.

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    1. Credo sia stata una decisione più che giusta.

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  12. Se questo cd fosse un concept-album su cosa sarebbe? … potrebbe esserlo?

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    1. beh, è senz'altro un disco molto coeso… parlerei di un insieme di frammenti che provano a dare conto di una vita esemplare, della storia di un popolo e di una terra… cose molto grosse in canzoni a volte minuscole

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    2. Canzoni che restano, altro che se restano ... in modo molto forte.

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  13. ... e allora, parliamo delle canzoni.

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  14. C’è qualche pezzo che preferisci? Qualche pezzo del quale vai più fiero dell’intero album? … che ti piace di più fare live?

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  15. La mia domanda preferita a volte mi mette in difficoltà...

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    1. In effetti non è facile, anche perché 20 canzoni sono tante, e per un autore che canta le canzoni di un altro ... senza cercare facili applausi.

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    2. Diciamo che a me piacciono tutte, le sento come una fiaba dietro l'altra o diverse avventure di una fiaba, non saprei, forse sono influenzata anche dalla copertina. Però una preferita l'ho individuata.

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  16. Le canzoni "preferite" in effetti esistono per gli autori, anche se per motivi diversi dagli ascoltatori… e poi variano col tempo.
    Ne scelgo 3: "Lenka Korolev" perché è una perfetta favola ed è totalmente realistica, secondo me si sente che l'autore - al contrario per esempio di de André della guerra di Piero - la guerra l'ha fatta. Poi "L'ultimo bus", forse la più universale delle canzoni di Bulat, io che vivo a Milano me la canticchio quando di notte prendo la 90/91. Infine "Il musicista", una perla levigata, un incanto di musica e parole.

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    1. Lenka Korolev credo sia stato il miglior modo di iniziarci a Bulat.

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  17. La mia preferita è La canzone del grillo, che qui nell'orto non possiamo che apprezzare ... c'è un bel concerto ora qua fuori, tra l'altro. Credo sia la più vicina a noi, se proprio ne dobbiamo avere una vicina

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  18. Poi mi piace molto Mozart, con il clavicembalo, se non sbaglio, dolente, come le parole ...

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  19. A me piace Il romanzo storico, ma anche tutte le altre.

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  20. Ma anche Canzone per Mosca di notte, che mi ricorda Jannacci, sia nel ritmo come nel cantato, o Perestrojka, bellissimo finale, con quella sottile ironia e pessimismo cosmico ...

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  21. Nella corte dell’Arbat è una pregiata produzione squi[libri]. Come mai con loro? Come vi siete incontrati e come avete lavorato insieme?

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    1. conoscevo SquiLibri perché sono appassionato di etnomusicologia, e trovavo i loro libri strepitosi. Mimmo Ferraro (l'editore) incontrato per caso mi chiese se avevo qualche progetto adatto a lui… allora gli proposi la cosa più utopica possibile… ed ora siamo qui a parlarne

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  22. Copertina troppo bella, con questo disegno dove ci sei tu, e … come è nata? Chi è l’autore?

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    1. un altro frammento di questo composito mosaico. Tim Kostin è un illustratore che ci ospitò per un mese nella sua soffitta a Pietroburgo, una soffitta piena di disegni suoi, splendidi. Era il 2014, credo… e decisi che se mai avessi fatto un disco, la copertina sarebbe stata sua.

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    2. Stupenda nei colori, l'ironia, il fondere Alessio Lega con Bulat Okudžava, come succede con la musica.

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    3. Davvero sono loro due? Non avevo capito ahaha

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  23. Come presenti dal vivo questo album?

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  24. beh, abbiamo avuto l'occasione di presentarlo in anteprima al Premio Tenco, e vi torneremo quest'anno a ritirare la targa… ma per il resto percorro (a volte solo con la chitarra) tutti gli spazi, le associazioni, le librerie che si mostrino interessate a questo prodotto così particolare

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    1. Sarebbe bello incontrati ... al Tenco o in qualche libreria.

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    2. non vedo l'ora… davvero, non è un modo di dire: ho una percezione molto da menestrello del mio lavoro

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  25. Altro da dichiarare? Sul disco, sull’orto … il tuo rapporto con l’orto? Il rapporto dell’orto con questo disco? Con la natura in generale?

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  26. Beh, che un disco è un nodo al fazzoletto che fotografa un momento, ma la vita va avanti… e così ho già tradotto nuovi pezzi di Okudžava, e penso di fare presto un EP solo in vinile (un regalo per i miei 47 prossimi venturi). Per il resto che dirti… gli orti sono per me luoghi quotidiani e misteriosi assieme, aree che si svelano nelle periferie delle città, oppure quadrati che rivelano la presenza umana nelle campagne più rigogliose… li guardo con ammirazione e concupiscenza: somigliano al giardino segreto da cui zampilla la poesia.

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    1. Bel regalo ti farai ... speriamo di sentirlo presto.
      E sulla definizione di orto, mi sembra che qui siamo sulla stessa tua lunghezza d'onda.

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    2. Un'onda molto poetica, ma non potevamo aspettarci altro.

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  27. Grazie di essere stato qui con noi così a lungo Alessio.

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  28. Grazie Alessio, buona musica, buona poesia e buona coltivazione di passioni!

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