martedì 3 luglio 2018
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Una giornata nell'orto.

una giornata nell'orto biologico
Me ne stavo in costume sotto la magnolia, a scrivere sul diario i perché e i per come, quando Alli ha decio che non saremmo andati in bici nel pomeriggio.

Io avevo un bel po' di cose da fare nell'orto, bene bene. La pioggia aveva fatto ricrescere l'erba, e c'era ancora quella dell'altra volta da togliere. Le aiuole erano da pulire, per non parlare delle aiuole da creare.

Il solo pensiero mi ha fatto volare nell'orto, tra le calendule in fiore, e per un attimo ho perso il filo di quello che stavo scrivendo. Cosa stavo scrivendo? Scrivevo che mi sarebbe piaciuto avere la siepe già alta per, in quelle giornate di sole, fare yoga all'aperto non vista dai vicini che grigliavano a tutto spiano.

Dopo pranzo, quindi, come da programma che mi ero fatta già qualche giorno prima, mi sono preparata a passare il resto della mia giornata nell'orto munendomi di zappetta, rastrellino e semi. Come al solito ho dimenticato le canne, ma me ne sono accorta solo dopo. C'era nell'aria un profumo di fiori, che Alli dice di frassino, anche se noi il frassino non ce l'abbiamo. Chissà da dove arriva.

Nell'orto ho trovato conferma che il lavoro da fare con le erbacce nell'aiuola 6 era tanto, così mi sono messa subito al lavoro. Inginocchiata sulla nuda terra con le nude ginocchia, la gonnellina da orto a proteggermi un poco da zanzare e formiche, ho iniziato a zappare. Il sole caldo mi avvolgeva la schiena nuda, e io ho pensato per un attimo a quella mia vita precedente, in cui la domenica andavo al mare a grigliarmi al sole, a sbuffare, sudare, rigirarmi inquieta con in mano un libro pieno di sabbia. Odiavo quelle domeniche di ozio in spiaggia, preferivo lavorare.

Con la zappa ho iniziato a zappettare tutto attorno alle due calendule e al sedano, le uniche tre piantine che erano rimaste nell'aiuola 6. Ho trovato una terra bellissima, piena di lombrichi. Presto mi sono resa conto che zappare in costume non è cosa per tutti: appena la pelle impara il solletico che fa una formica, riconosce come insetto qualsiasi goccia di sudore sulla schiena. Basta essere un po' sensibili per fare certi salti che neanche i grilli, o certi urletti. Io non sono sensibile agli insetti, ma al solletico sì; dopo un po' però ho smesso di “scacciare le formiche”, perché così mi stavo impiastricciando inutilmente di terra, che mescolata al sudore mi colava dentro la gonna.

Ho sorriso quando mi è venuta in mente in mente la mia abbronzatura da orticoltrice: la schiena scurissima, e così le braccia e alcune parti delle gambe; la pancia da granchio. Mi è scappata una risata che mi ha fatto starnutire, e ho dovuto togliere i guanti per prendere il fazzoletto dalla tasca della gonna e soffiarmi il naso, con le mani che odoravano comunque di terra. Quante formiche lungo il bordo interno dell'aiuola 6! Merda, stavo zappando dritta nel formicaio! Le formiche incazzate mi sono salite subito sulla gamba, velocissime. Di quelle formiche grosse che non entrano mai in casa (almeno loro), ma infestano l'orto e rubano i semini!

Il lavoro stava procedendo lento ma bene: avevo scritto tutto sul quaderno, per non scordare i passaggi fondamentali, ed ero decisa a far le cose per bene come le spiego sempre sul blog. È che a volte mi prende la fretta. Dopo aver tolto tutte le erbacce ho iniziato a tracciare anche il perimetro dell'aiuola. Lungo i bordi non avevo mai tolto le erbe, per questo ho fatto non poca fatica a raddrizzare i confini togliendo le ultime gramigne superstiti. Una vera e propria palestra, ho pensato mentre cadevo all'indietro a gambe all'aria, per fortuna dalla parte interna dell'aiuola 6 e non dritta nell'aiuola delle patate, dietro di me.

In lontananza un suono, ben diverso da quelli della sera prima. A cena, infatti, avevamo registrato il canto degli uccelli; partito dai merli si erano uniti altri uccelli che bazzicano attorno alla casa e all'orto, fino ai cuculi nel boschetto sulla collina. C'eravamo solo noi e loro, e ci era sembrato, per un attimo, di essere a un concerto. “La nostra televisione”, ci siamo detti io e Alli. Il suono che avevo sentito in lontananza mentre cercavo di tenere in piedi due metri di bordura, però, era ben diverso. Come un aereo lontano, o come un tuono. Dopo pochi minuti mi sono accorta che erano proprio tuoni. Che palle!

Finora avevo alternato la posizione inginocchiata a quella in piedi - alcune erbacce erano così ostinate! - ma adesso ho deciso di restare in piedi, nonostante il dolore a una spalla, perché mi pare di poter essere così più veloce. I tuoni sono più veloci di me. Mi sono girata a guardare il cielo, e mi sono stupita di veder arrivare i nuvoloni neri da sud-est, perché di solito veniamo attaccati dalla parte opposta. “Che novità è mai questa!”, ho borbottato contrariata, mettendo a terra l'ultima bordura. L'aiuola 6 è quella più grande: credevo fosse lunga 1 metro e 60, perché avevo scritto così sull'agenda, invece i metri e 60 sono 2. La bordura è abbastanza lunga, il problema è metterla giù con i tuoni alle costole, che squarciano il cielo e fanno tremare tutto. E io che avevo pensato di fare finalmente con calma! Merda.

Ho preso l'agenda, proprio mentre Alli si avvicinava per chiedermi se avevo bisogno o se avevo finito. E che ne sapevo!? Non sapevo più nulla! Prima c'era il sole, e adesso... Mi è tornato in mente allora il sacco di terra, o di compost o cos'era che ci volevo mettere? Però è scritto sull'agenda. “Prendo la carriola?”, e sì, prendila... Ma non ho parlato, e Alli stava aspettando una risposta. Ho sbuffato: “Adesso mi confondo tutta, stavo facendo le cose così bene, con calma, e adesso mi viene la fretta.” Alli mi ha detto allora, per tranquillizzarmi: “Quanto ti manca?”, e io: ”Volevo finire oggi!” ho risposto lamentosa.

Tutto. Tutto mi mancava: la terra, la bordura ben fissata a terra, i semi, l'acqua... Be' quella sarebbe arrivata presto. Mentre svuotavamo il sacco di terra dentro l'aiuola, una delle bordure si è rovesciata. Ho iniziato a sbuffare, ad agitarmi, il sudore che colava sulla faccia. Mi è venuto ancora più caldo! I tuoni erano ormai sulla nostra testa. Mentre rastrellavo la terra mi sono tornate in mente in mente le canne. “Le canne!”, ho urlato quasi. Povera me, stava andando tutto a rotoli. Perché non riuscivo a convincermi a lasciar perdere e a finire un altro giorno?

Perché piove da giorni e oggi c'era il sole!, ho urlato fra me e me: sono pure in costume! Ho preso le canne dal mucchio. Conserviamo anche rami più o meno dritti, abbastanza lunghi, avanzati da potature varie, e come al solito sono inciampata sul groviglio di canne e rami; ho borbottato qualcos'altro, consapevole del fatto che più mi infastidisco, più sono imbranata. Il sudore, il caldo sulla schiena, pure le formiche erano ormai solo un ricordo: dovevo darmi una mossa se volevo seminare i fagioli prima della luna piena. O prima della fine del mondo che i tuoni sembrano annunciare.

Ho preso la scatola di semi, e le canne, mentre Alli portava via gli attrezzi che non mi servivano più. Per salvarli dalla pioggia, e per salvare me da una rovinosa caduta. Mi pareva di essere riuscita, nei primi minuti di tuoni, a proseguire tranquilla e posata il mio lavoro; ma con questi temporali non si sa mai quanto a lungo dureranno i tuoni prima che inizi a piovere sul serio. A volte inizia anche il vento, e per me quello è sempre il segnale che mancano pochi minuti. Ho piantato le canne più o meno alle distanze che avevo pensato: l'intenzione è quella di alternare fagioli a zucchine, ovvero seminare i fagioli lasciando lo spazio fra l'uno e l'altro per le zucchine da trapiantare.

Ho seminato i fagioli, due alla volta, vicino alle canne, fra queste e la bordura. Ho rimesso la pacciamatura alla bell'e meglio proprio mentre iniziava il vento. Afferrando i folti ciuffi di erba secca e premendoli sulla terra nell'aiuola, speravo che il vento non li portasse via. Pochi minuti. Il vento è il segnale. Le canne erano nove, nelle aiuole ne vedevo sette: con la fretta che mi spingeva, non riuscivo a calcolare a occhio le distanze (non era una mia peculiarità il metro a occhio?), ho lasciato perdere le due canne avanzate. Ho iniziato a raccogliere le ultime cose, zappetta, quaderno, bustine di semi. Merda, i fiori! Devo seminare i fiori! Ed è l'ultima occasione quest'anno, per i nasturzi, nooo!

Ho preso la bustina di semi di nasturzio proprio mentre Alli veniva a chiedermi se c'è ancora qualcosa da fare; e mentre il vento freddo mi congelava il sudore sulla schiena. Quel magnifico sudore copioso! Ero talmente affannata che non sono riuscita a dire ad Alli di andarmi a prendere una felpa. E perché, poi? Io ho quasi finito, quasi finito, quasi finito. “E poi io non soffro il freddo - adesso mi ammalo.”, ho pensato mentre mi partiva una raffica di starnuti. Col naso che colava ho fatto per togliermi i guanti. I semi del nasturzio sono grani scuri, grandi come sale grosso: coi guanti addosso non riesco mai a prenderli. Ma i guanti erano rigidi di terra e si sono incastrati nelle mie dita agitate. Agitazione provoca agitazione e agitazione provoca agitazione.

In un attimo, mentre il vento mi spazzava la schiena bagnata, ho seminato due semini di nasturzio in prossimità di ogni canna (sette per due quattordici, ho pensato per distrarmi dalla bufera). Infilando le dita fra l'erba della pacciamatura, non ho guardato come ho richiuso la buchetta. Sono inciampata verso le altre bustine di semi. Ho raccolto la zappetta e il rastrellino, il quaderno e qualcos'altro. Il vento mi scompigliava la gonna e ciuffi di capelli scappavano dall'acconciatura. Mi sentivo terra ovunque, sudore ovunque, freddo ovunque. Sono corsa in casa e sono entrata proprio mentre goccioloni enormi si schiantavano sul nostro orticello. Mi è venuto in mente solo allora, al riparo dentro casa, che forse non va bene seminare poco prima del diluvio universale. Che fine faranno i miei semini? Li ho condannati a una morte sterile?, mi sono chiesta ansimante.

Ho pensato di farmi una doccia calda e dopo dare uno sguardo al quaderno, per vedere se, almeno, ho fatto tutto.

Che l'ho fatto male e di fretta lo sapevo già.

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Ps. Questo racconto è di una giornata nell'orto a maggio...

Pps. Nell'orto segreto trovi già un comodo pdf da stampare con la lista di cose da fare nell'orto, una sorta di registro, di diario, di promemoria. Prima di uscire a farle, però, controlla il meteo e spera che ci azzecchi! Ci sono anche i pdf delle semine secondo la luna, delle semine mese per mese e delle distanze di semina.

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